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Spazio Adulti Figli di Alcolisti

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Se sei arrivato su questa pagina, è possibile che anche tu, come me, sia cresciuto con un genitore alcolista. E che ti sia reso conto, ad un certo punto, che questa esperienza ha profondamente influenzato chi sei, come reagisci, come stai in relazione con te stesso e con gli altri.

Arrivando qui, hai compiuto un importante passo: pur riconoscendo ciò che è stato, vuoi assumerti la responsabilità di chi sei oggi, di come ti senti e di che cosa puoi fare per stare meglio. È un passaggio prezioso, e non così scontato: molti ACA (Adult Children of Alcoholics/Addicts – userò questo acronimo per brevità) non riescono infatti a riconoscere il problema e perpetuano la negazione, e spesso anche la segretezza, che avvolgono questa condizione. 

Essere ACA indica, infatti, una condizione specifica, identificata inizialmente dal movimento Adult Children of Alcoholics, nato come una costola di Al-Anon a fine anni ’70 negli USA, e poi sviluppata ulteriormente da professionisti della salute mentale e ricercatori che hanno contribuito ad approfondire e raffinare le conoscenze di cui oggi disponiamo.

Riconoscersi come ACA significa diventare consapevoli della costellazione di effetti e conseguenze che crescere con un genitore dipendente comporta, di come il nostro sistema nervoso e la nostra personalità si sono modellate, delle distorsioni cognitive, dei ruoli, delle convinzioni su noi stessi e sul mondo che abbiamo sviluppato, delle strategie di adattamento che abbiamo adottato per vivere in una famiglia segnata dalla dipendenza.

 

Esplorare e conoscere noi stessi con curiosità e compassione, onorare l’intelligenza, la resilienza ed il coraggio che tutti noi abbiamo, se siamo sopravvissuti fin qui, ed impegnarci nel nostro lavoro interiore è ciò che può portarci al cambiamento, a vivere con più leggerezza, spontaneità, libertà, gioia di vivere. 

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COSA SIGNIFICA CRESCERE CON UN GENITORE ALCOLISTA

Crescere con un genitore alcolista significa crescere in un ambiente imprevedibile, caotico, emotivamente – e a volte anche fisicamente - insicuro, dove impariamo a non fidarci, a vivere in stato di allerta, a sopprimere le nostre emozioni ed i nostri bisogni, ad essere precocemente iper responsabili e auto-sufficienti, a non parlare del “segreto di famiglia", a non ricevere ciò che è nostro diritto naturale ricevere: attenzione, sicurezza, stabilità, empatia.

La dipendenza genitoriale ci pone in una situazione contradditoria: le figure che ci dovrebbero proteggere e confortare sono anche fonte di paura, trascuratezza, confusione. Crea inoltre una “doppia realtà”: già da bambini percepiamo che qualcosa non va nel nostro contesto famigliare, ma riceviamo il messaggio di ignorare ciò che vediamo e sentiamo, mantenendo un’apparenza di normalità. Aderiamo ed interiorizziamo le tre regole implicite di ogni sistema famigliare disfunzionale, identificate da Claudia Black: non parlare, non fidarti, non sentire - che diventano poi una parte importante attorno a cui la nostra personalità si sviluppa.

Nella letteratura dedicata agli Adult Children of Alcoholics si trovano elenchi dei tratti di personalità che sviluppiamo a seguito di essere cresciuti con un genitore alcolista. La prima lista, del 1978, contenuta nel Grande Libro Rosso di ACA fu chiamata The Laundry List (La Lista del Bucato). In seguito, ricercatori quali ad esempio Janet Woititz e Tian Dayton hanno aggiornato tale lista. Ecco alcuni tratti comuni:

  • Ansia e ipervigilanza

  • Vergogna, bassa auto-stima e senso di colpa cronici

  • Bisogno costante di approvazione, paura del rifiuto e dell’abbandono

  • Difficoltà a riconoscere e soddisfare i propri bisogni, co-dipendenza

  • Tendenza a prendersi molto sul serio; difficoltà a rilassarsi e divertirsi

  • Eccessivo senso di responsabilità verso gli altri; tendenza a salvare o aggiustare gli altri

  • Difficoltà nelle relazioni intime, difficoltà a fidarsi

  • Reazioni emotive intense apparentemente inspiegabili o, al contrario, distacco emotivo

  • Non sapere cosa è “normale”; percezione persistente di essere diversi e di non appartenere

  • Incertezza su chi si è veramente, perdita di significato e scopo nella propria vita

  • Predisposizione a diventare alcolisti, sposare alcolisti o fare entrambe le cose, oppure trovare un’altra personalità compulsiva, come un maniaco del lavoro, per ricreare inconsapevolmente la condizione profondamente registrata come “normale” di sentirsi abbandonati e trascurati

Se ti riconosci in uno o più di questi tratti, sappi che non sei solo, e che non è stata e non è colpa tua.

Soprattutto, sappi che non sei difettato o sbagliato. Ti sei adattato in modo intelligente alla realtà di una famiglia disfunzionale, adottando meccanismi di sopravvivenza essenziali.

Ora, da adulto, puoi lasciare andare in tutto o in parte questi meccanismi, ma per farlo è necessario svolgere un lavoro interiore sia sul livello cognitivo, della consapevolezza, che sul livello emotivo e fisico - perchè è proprio nel corpo che tutto questo è immagazzinato e presente oggi.

NON RIGUARDA SOLO IL PASSATO: QUESTA ESPERIENZA E’ PRESENTE OGGI

Anche se sono trascorsi molti anni, abbiamo lasciato la casa famigliare o il genitore in questione è mancato, anche se ci sentiamo “adulti funzionanti”, le emozioni, le sensazioni, le convinzioni limitanti che abbiamo assunto crescendo in una famiglia segnata dalla dipendenza non svaniscono.

Sono registrate nel nostro corpo, nel nostro sistema nervoso, nella nostra mente e ricompaiono in modo inaspettato, imprevedibile, sproporzionato quando da adulti ci succede qualcosa che assomiglia, anche solo vagamente, a ciò che abbiamo vissuto da piccoli.

 

Il tono di voce o lo sguardo distaccato di qualcuno, un odore, un rumore, una persona che ci risponde nella modalità che usava il genitore e immediatamente ritorniamo a sentirci come se fossimo lì, nella nostra famiglia d’origine.

Quando ci troviamo in questo stato di attivazione, non siamo in grado di pensare, analizzare la situazione e attingere alle nostre risorse “adulte”; reagiamo invece d’impulso, dallo stato di coscienza del bambino sofferente.

Questo complica esponenzialmente la nostra vita e le nostre relazioni, in particolare quelle di coppia e genitoriali: qui è dove infatti, quotidianamente, siamo sollecitati e dove, data la natura della relazione, siamo più vulnerabili.​​

ESSERE ACA: NON E’ UN SEMPLICE DETTAGLIO DELLA TUA STORIA

Lo studio ACE (Adverse Childhood Experiences) svolto alla fine degli anni ’90 elenca tra le categorie di esperienze infantili avverse, oltre all’abuso e alla trascuratezza, anche la convivenza con un famigliare affetto da dipendenza. Questo studio ha dimostrato la connessione tra le esperienze infantili avverse ed i problemi di salute fisica e mentale che si sviluppano nella vita adulta. I risultati sono significativi: maggiore è l’esposizione di una persona alle avversità nell’infanzia, più alto è il rischio di sviluppare gravi condizioni di salute psicofisica da adulto (malattie croniche e terminali, suicidio, depressione, dipendenze).

Gli ACA hanno una probabilità 3 volte maggiore di subire abusi fisici, emotivi o sessuali a causa della mancanza di inibizione e della disregolazione emotiva che circondano la dipendenza, e una probabilità 4 volte maggiore di sviluppare alcolismo e altre dipendenze comportamentali rispetto a chi non ha genitori alcolisti. Le figlie di alcolisti hanno, inoltre, più del doppio delle probabilità di sposare un alcolista rispetto alle figlie di genitori non alcolisti.

Questa ricerca conferma una verità profonda: le nostre ferite del passato, quando non vengono elaborate, lasciano un’impronta nel nostro corpo, influenzando il nostro benessere in modi che spesso non comprendiamo pienamente.

Crescere con un genitore alcolista crea in noi una ferita relazionale. A differenza di altre ferite che consistono in un episodio isolato, la ferita relazionale consiste nell’accumulo di innumerevoli episodi dolorosi, vissuti da bambini giorno dopo giorno, nelle relazioni in cui cerchiamo sicurezza, protezione e amore e riceviamo invece confusione, critica, minaccia, manipolazione. Questa ferita comprende inoltre ciò che non è accaduto: la connessione, l’ascolto, il calore che non abbiamo ricevuto; il senso di invisibilità, di non essere importanti che abbiamo vissuto e che hanno lasciato un senso permanente di vuoto, di disconnessione, di non appartenenza, di solitudine.

La ferita relazionale provoca una costellazione di sintomi e conseguenze molto specifica, una vera e propria sindrome paragonabile a quella di chi ha subito un evento scioccante. È importante riconoscerla e comprendere che nel raccontare la nostra storia, la frase che talvolta casualmente pronunciamo “mia madre/mio padre beveva” non è un dettaglio, ha anzi una portata di significati fondamentale sia per noi sia per chi ci ascolta, in particolare se questi è un professionista che ci accompagna nel nostro lavoro interiore.

La ferita relazionale non lascia un chiaro “prima” e “dopo”, si intreccia nel tessuto della nostra vita e del nostro sistema nervoso, fenomeno che la rende più difficile da identificare. Finisce sottotraccia, e per noi ACA spesso passano molti anni prima che ci rendiamo conto che crescere nel modo in cui siamo cresciuti non era per nulla sano, né normale. E che dobbiamo svolgere un profondo lavoro interiore per stare meglio, oggi.

La nostra storia non è finita, possiamo sempre cambiare il finale.

APRIRCI ALLA POSSIBILITA’ DI CAMBIARE: UN PERCORSO TRASFORMATIVO

Prendere consapevolezza di come crescere con un genitore alcolista ci ha influenzato, rappresenta un primo passo fondamentale. È importante osservare ciò che ci abita senza giudizio e con grande compassione, ed incrementare la nostra capacità di essere presenti a quanto emerge interiormente.

 

Il percorso di recupero richiede, tuttavia, non solo una comprensione cognitiva, ma anche un lavoro sulle emozioni e sul corpo. Dobbiamo SENTIRE per poter davvero cambiare: è necessario riconnetterci oggi con le emozioni che abbiamo dovuto reprimere allora, così da poterle attraversare ed elaborare con coscienza adulta. Se non lo facciamo in modo consapevole, emergono poi in modo inconsapevole, sabotando le nostre relazioni, le nostre carriere, la nostra qualità della vita.

 

L’obiettivo del cammino non è cancellare ciò che è stato per non sentire più il dolore, ma accogliere ed integrare tutti i nostri aspetti, anche quelli che non ci piacciono, perché comprendiamo che si sono formati per una valida ragione. Tutte le dinamiche che crediamo siano sbagliate in noi, in realtà esprimono la bellissima saggezza del nostro corpo e della nostra psiche che si sono adoperati per farci sopravvivere.

Durante il cammino, impariamo a riconoscere i nostri schemi, a diventare più presenti alle nostre emozioni e più “bravi a vivere” in questa dimensione umana, fatta di cadute, di passi indietro, ma anche di conquiste e di celebrazioni.

 

La natura relazionale della ferita degli ACA necessita di riparazione nella relazione. Le più recenti ricerche dimostrano che ciò che è considerato davvero trasformativo, quando svolgiamo un lavoro interiore con un professionista, è la relazione che si instaura. Non le tecniche, non le conoscenze teoriche, non i titoli: la relazione. Che dipende essenzialmente dalla presenza e dalla qualità umana del professionista o delle persone con cui svolgiamo il lavoro.

 

Questo elemento si amplifica nel lavoro di gruppo: il gruppo porta con sé la forza trasformativa e riparatrice insita nel sostegno collettivo, della comunità; offre sicurezza, connessione, condivisione, altruismo e senso di speranza. Ascoltando l’altro che condivide il suo cammino, accediamo ad un’espansione della nostra consapevolezza e alla possibilità di crescere e trasformarci. Lavorare con altre persone su problematiche comuni, con lo scopo condiviso di imparare a vivere più pienamente, crea risonanza, identificazione e rispecchiamento. 

PERCORSO DI GRUPPO – “RI-CONNETTIAMOCI”

 

  • Obiettivo: comprendere come la nostra esperienza di ACA ha modellato la nostra personalità e si manifesta nella nostra vita attuale; acquisire conoscenze e strumenti di lavoro interiore per muoverci verso il cambiamento e accedere a maggiori consapevolezza, leggerezza, creatività, libertà, gioia di vivere

  • 10 incontri online di due ore, a cadenza settimanale

  • Gruppo chiuso, posti limitati per poter lavorare in modo riservato ed efficace

  • Spazio non giudicante e sicuro, con persone che condividono lo stesso cammino

  • Contenuti: ogni incontro ha un tema che sarà sviluppato sia a livello teorico, consentendo l’apprendimento cognitivo, che a livello esperienziale con esercizi e condivisioni. Vengono inoltre date indicazioni per continuare il lavoro a casa, tra un incontro e l’altro, per chi lo desidera.

L'invito è a "ri-connettersi" con la nostra Essenza, con la nostra parte più autentica, e a "connettersi" con una comunità di simili che condividono lo stesso cammino.

Negli incontri condenso la mia esperienza personale acquisita nel mio ultra-ventennale percorso di recupero – in specie ciò che ha veramente funzionato e sta funzionando per me - associandola alla mia formazione professionale. In particolare attingo:

 

  • dalla formazione triennale in Counseling;

  • dall'addestramento presso il Grof Transpersonal Training®;

  • dalla formazione in Compassionate Inquiry® – approccio psicoterapeutico sviluppato dal dott. Gabor Matè, esperto di dipendenze e trauma;

  • dal programma ACA (Adult Children of Alcoholics);

  • dalla formazione in RTR® (Relational Trauma Repair) della dott. Tian Dayton, tra le voci più autorevoli nei percorsi di recupero degli Adult Children of Alcoholics/Addicts

 

Le informazioni sul prossimo gruppo in partenza (Autunno 2026) saranno pubblicate a breve.

Se vuoi intanto saperne di più, contattami.

 

PERCORSO INDIVIDUALE

E’ possibile in ogni momento iniziare un percorso individuale con sessioni, anche online, di 50 minuti.

Contattami per comprendere insieme le tue necessità.

Questo progetto è dedicato da un'ACA ad altri ACA

“We are all just walking each other home”

“Ci stiamo semplicemente accompagnando l’un l’altro a casa”

Ram Dass

"Non puoi attraversare il mare semplicemente fissando l'acqua"
Rabindranath Tagore

MONICA BORTOLUZZI

Compassionate Inquiry® Practitioner

Counselor ad orientamento transpersonale

Facilitatrice di Rebirthing e Respirazione Olotropica

Fondatrice spazio "Adulti Figli di Alcolisti"

​​

Professionista disciplinata dalla legge 4/2013.

Iscritta nel registro professionale Counselor Olistici di SIAF Italia (associazione di categoria professionale iscritta alla sezione II del Ministero delle Imprese e del Made in Italy) con codice VE828-CO

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